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GlobeTrotter - Diari di Viaggio

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Panama, il Diario di Viaggio

Arriviamo a Mamitupo e veniamo accolti da una guida Kuna che si stupisce non poco quando gli confessiamo di non aver prenotato nulla. Per fortuna nell’unico hotel esistente nel raggio di alcuni chilometri c’è posto. L’isola che ci accoglie è poco più grande di un campo da calcio e conta al massimo una dozzina di abitanti. Le coloratissime cabañas di legno lavorate e dipinte a mano sono semplici ma al tempo stesso davvero molto belle.

San Blas, Panama

Visitando la comunità di Aligandi, camminiamo per il villaggio dove, passando di fronte alla scuola, siamo “assaliti” dai bambini che ci festeggiano come se per loro fossimo il più bel regalo di Natale mai ricevuto. Incuriositi dalle nostre macchine fotografiche e videocamere, si mettono in posa per essere fotografati e poi, vanitosi, vogliono vedere come sono venuti. Un vero spasso.
Ci dedichiamo allo snorkeling. Riusciamo ad avvistare, tra le mille bellezze sottomarine, una stella marina e un’infinità di pesci tropicali coloratissimi dalle forme più strane. Dalla barca osserviamo ancheun paio di delfini.

Torniamo a Panama City e ci accingiamo a volare verso un altro arcipelago, quello di Las Perlas, famoso per essere stato il luogo del ritrovamento della perla più grossa del mondo. Durante il check in all’aeroporto ci consegnano un pezzo di plastica arancione che osserviamo piuttosto perplessi: è la nostra carta di imbraco. Per dormire scegliamo Isla Contadora dove non incontriamo quasi anima viva e abbiamo una spiaggia da sogno tutta per noi, così come il personale dei bar e dei ristoranti, libero di dedicarci tutte le attenzioni perché eravamo gli unici clienti.
Contrattiamo un giro in barca con un ragazzino pescatore il quale, usando solamente il filo e un pezzo di plastica come esca, riesce a pescare un tonno che si trasforma nella nostra succulenta cena, cucinata da un cuoco kuna. Sulla via del ritorno incrociamo le balene e riusciamo ad osservarle da molto vicino, a non più di 30 metri, mentre una barca di studiosi le filma. Tra le cose curiose capitate in quest’isola, l’aver incrociato un bambino di 8-9 anni felice al volante di una jeep 4×4 con tanto di famiglia al seguito. Altro che patente a punti, bonus e decreti sicurezza.

Torniamo nuovamente a Panama ma, questa volta, solo come punto di partenza per un lungo viaggio in autobus che ci porta a Pedasì, cittadina molto tranquilla e poco turistica nella provincia di Los Santos.
Pieni di energia decidiamo di percorrere a piedi i 5 chilometri necessari per arrivare a Playa El Toro: spiaggia selvaggia, ottima per pescare e praticare surf; peccato che noi di surf non ne sappiamo niente e ci limitiamo a giocare con le onde.

Isla Cañas La sera decidiamo di avventurarci verso Isla Cañas, un’isoletta difficile da raggiungere, dove tra luglio e novembre più di 10.000 tartarughe marinearrivano per deporre le uova. Dopo tanto camminare, raggiungiamo la spiaggia: che delusione, di tartarughe nemmeno l’ombra. Stiamo per abbandonare l’impresa, quando finalmente delle piccole orme ci indicano il passaggio di una tartaruga. È davvero coinvolgente e, in pochi minuti, ci ritroviamo ad osservare la tartaruga deporre le uova bianche. Scava lei stessa una buca nella sabbia umida che ricopre scrupolosamente prima di trascinarsi esausta verso il mare. A volte su questa spiaggia è possibile imbattersi in un’arribada, ossia l’arrivo simultaneo di migliaia di esemplari.

Il giorno dopo ci svegliamo alle 6 del mattino, cambiamo ben 5 autobus e attraversiamo mezzo Paese per arrivare sotto un autentico diluvio a Boquete, nella provincia di Chiriquì. Per la prima volta da quando siamo arrivati a Panama fa fresco, quasi freddo. Siamo infatti a più di 1000 metri di altezza in una vallata verdissima, traboccante di alberi e fiori. Ma qui ci fermiamo solamente un paio di giorni come passaggio per arrivare a Bocas del Toro, arcipelago all’estremo nord di Panama.

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